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venerdì 14 aprile 2023

RECENSIONE | Under the whispering door

Si, sono sparita, di nuovo.
Dovevo studiare/lavorare/fare cose e il blog è stato messo da parte per organizzare tutto il resto.
Sono sopravvissuta? Eh. Chiedetemelo prossimamente.
La verità è che la mia vita è diventata un caos enorme, studio, lavoro, manda cv, visite mediche. Stop. Ripeti daccapo. In tutto questo cerco di far quadrare tutto, trovare dei momenti di calma in cui seguire il blog (e tutto in generale), ma non sempre ci riesco.



 La bozza di questo post è stata fatta circa 15 minuti dopo averlo finito di leggere, dopodiché è rimasta in bianco perché dovevo versare ancora qualche lacrima.
Cioé tutte le lacrime da me producibili.

Questo è uno di quei libri che ti entrano nel cuore, quelli belli che ti portano a riflettere su tante cose tra una pagina e l'altra. Ed è anche il motivo per cui Klune è entrato nella lista di autori preferiti.

(Se queste dovessero rivelarsi le ultime parole famose e Klune decidesse di pubblicare qualche cagata cavolata, non mi ritengo responsabile. Patti chiari e amicizia lunga!)


Quando un mietitore va a prenderlo al suo stesso funerale, Wallace comincia a sospettare di essere morto.

E quando Hugo, il proprietario di una singolare sala da tè, si offre di aiutarlo ad "attraversare", Wallace capisce che, sì, deve proprio essere morto.

Ma Wallace non si rassegna ad abbandonare una vita che sente di avere a malapena attraversato ed è deciso a vivere fino in fondo anche un piccolo scampolo, anche una breve parentesi di esistenza che, se vissuta pienamente, può farsi intera.

venerdì 28 ottobre 2022

RECENSIONE | La casa sul mare celeste

 Sono sparita momentaneamente (vecchi e nuovi problemi di salute, finiranno mai?). Questo ha fatto sì che le rubriche saltassero in aria, di nuovo.
Fortunatamente ho sempre qualche bozza che aspetta di essere spolverata e pubblicata, ma un po' di frustazione è inevitabile: come fare a far quadrare tutto?
Questa è un po' la domanda della vita, al di là del blog in generale. Non posso che far epratica nel frattempo.

Ne hanno parlato bene tutti, dal cugino alla parrucchiera, dal tiktoker all'instagrammer. Come ho fatto a leggerlo mentre l'hype è ancora così alto?
è successo molto per caso: ad un certo punto è stato paragonato a un altro libro e lì mi sono incuriosita da matti, senza fermarmi a pensare che se c'è il paragone con uno dei tuoi libri preferiti allora le opzioni possono essere solo due:
1) è una figata pazzesca 
2) è una ciofeca

Qui si è trovata una terza opzione.


Linus Baker è un assistente sociale impiegato al Dipartimento della Magia Minorile. Il compito che esegue con scrupolosa professionalità è assicurarsi che i bambini dotati di poteri magici, cresciuti in appositi istituti in modo da proteggere quelli "normali", siano ben accuditi. La vita di Linus è decisamente tranquilla, per non dire monotona: vive in una casetta solitaria in compagnia di una gatta schiva e dei suoi amati dischi in vinile. Tutto cambia quando, inaspettatamente, viene convocato nell'ufficio della Suprema Dirigenza. È stato scelto per un compito inconsueto e top secret: dovrà recarsi su un'isola remota, Marsyas, e stabilire se l'orfanotrofio diretto da un certo Arthur Parnassus abbia i requisiti per rimanere aperto. Appena mette piede sull'isola, Linus si rende conto che i sei bambini ospitati nella struttura sono molto diversi da tutti quelli di cui ha dovuto occuparsi in passato. Il più enigmatico tra gli abitanti di Marsyas è però Arthur Parnassus, che dietro ai modi affabili nasconde un terribile segreto. Un'incantevole storia d'amore ambientata in una realtà fantastica, meravigliosamente narrata, su cosa significhi accorgersi che, a volte, si può scegliere la vita che si vuole. E, se si è abbastanza fortunati, magari quella vita ci sceglie a sua volta.

lunedì 19 settembre 2022

Recensione | Artù


Persa nei meandri del mio blocco del lettore, ho deciso di provare una sfida di lettura (Bookish games su Instagram) e lasciare che il mio istinto competitivo facesse il resto.
Siamo andati oltre le mie più rosee aspettative: sono riuscita finalmente a leggere questo libro, lasciato a prendere polvere da anni.


Dopo Merlino, il demiurgo dell'utopia, e Morgana, il suo lato oscuro, eccol'ultimo protagonista di questa triade indissolubile: Artù.Affascinato dal puro ideale, ma invischiato nell'esercizio del potere. Artùconsacra i suoi giorni alla costruzione del sogno di Merlino, diffondendo lasua legge, riorganizzando le province, l'amministrazione e la forza militaredell'Impero. E intanto Mordred, il figlio dell'incesto, gli cresce accanto,straordinario guerriero e servitore devoto della Tavola, ma animato da unozelo eccessivo e intollerante, istillatogli da Morgana come arma destinata adistruggere ciò che crede di difendere.

giovedì 21 aprile 2022

RECENSIONE | Six of Crows

 Iniziò tutto per colpa della serie tv:
-Ma che figata, c'è pure Ben Barnes! Peccato io non abbia letto la duologia di Sei di Corvi
-Ma che problema c'è, te la presto io!


-Chiara, ma hai finito di leggerlo, vero?

giovedì 3 marzo 2022

RECENSIONE | These violents delights

Per la serie: proviamo ad avere una rubrica normale, in un blog normale e con una programmazione normale... Scherzo, quando mai ci riesco.
These violents delights ce l'avevo nel kindle, non so nemmeno io perché. Più o meno come la metà dei titoli che possiedo in ebook (tranne Holly Bourne, Holly Bourne è magica).


Insomma, mi sono ritrovata in viaggio con un aereo da aspettare e la prima domanda che mi sono fatta è stata "perché no?". 
Ancora non sapevo in cosa mi sttavo imbattendo, ma ho letto veramente di tutto quindi, davvero, perché non dargli una chance?

martedì 11 gennaio 2022

RECENSIONE | Love & Gelato

Questa recensione è uno dei motivi per cui avevo deciso di ritornare a recensire sul blog. Dovevo parlare di questa lettura, dovevo sfogare tutto l'odio e il disprezzo che provavo per questo libro. Se siete miei amici su Goodreads, potreste aver visto i millemila sfoghi che ho pubblicato durante la lettura, altrimenti, eccovi un breve riassunto di tutto ciò che vi siete perso.

mercoledì 28 aprile 2021

RECENSIONE | A flame in the mist

Questa è una recensione vecchia di almeno due anni. Nel momento in cui l'ho scritta il libro era uscito da poco e c'era molta carne al fuoco. Ho riflettuto se pubblicarla o meno, ma non mi sembrava giusto cancellare il lavoro fatto finora, pertanto godetevi l'ennesimo rant su un libro brutto.


Ci sono libri oggettivamente brutti e ci sono libri che ci si mettono d'impegno per esserlo.
Più o meno tutti i miei problemi con A flame in the mist sono stati riassunti in un'altra recensione, ma ho ancora qualche sassolino nella scarpa da togliermi, pertanto non vedo l'ora di cominciare quella che a tutti gli effetti è una lunga lamentela. Se avete amato questo libro, fermatevi qui e rimaniamo amici.

La forma in cui è stato scritto è peggiore di quella usata dalla Maas, se con quest'ultima avevo bisogno costantemente del dizionario per le parole inventate ogni tre per due, la Ahdieh necessitava di un digestivo potente per le eccessive frasi e descrizioni, una dietro l'altra, con cui mi riempiva di parole assolutamente inutili che abbelliscono la forma, ma lasciano semplicemente fuffa. E non è nemmeno questo il peggio. Fosse stato scritto con una qualche forma di narratore onniscente e oggettivo, sarebbe stato un tantino più tollerabile perché Mariko, la protagonista, è la peggiore Mary Sue apparsa sulla faccia della terra. Continua a dire al lettore quanto lei sia intelligente, ma non fa altro che fare scelte stupide una dietro l'altra, finire col sedere per terra, umiliata ogni benedettissima volta e continua a darsi delle arie. C'è stata più di una volta in cui si è lamentata del suo essere donna ed è stato come leggere i capitoli di Cersei ancora una volta. Questo non è femminismo, bella mia, questa è misoginia bella e buona.


Ricordiamoci però che questo è un retelling di Mulan e da quanto ho capito, le basi del retelling secondo la Ahdieh sono... Oriente? Una ragazza vestita da soldato?
Facciamo tutti finta di sapere come rendere una storia tradizionale cinese in un retelling giapponese sia offensivo.

Ad ogni modo, la versione universalemnte conosciuta di Mulan è il cartone Disney. Il mio cervello, innocentemente e anche con un po' di ignoranza,  ha cercato gli elementi comuni a tutti in Occidente. "Be a man" e Shang.
Shang, come posso dirvelo, è universalmente detto... bisessuale. Ma quando mai la Disney, a family company, oserebbe più che sussurrare questo particolare? E cosa meglio di un retelling per approfondire questo aspetto?
Ma no, cosa mai andate a pensare. Approfondirlo per davvero? Un piccolo accenno a sensazioni spiacevoli mentre parla con Mariko prima di scoprire il travestimento della fanciulla  e niente di più.
L'altro punto, ci riguarda tutti più da vicino. 
"Be a man" credo sia una delle canzoni Disney più famose, ha vent'anni ma non li sente, e ci emozioniamo tutti a sentirla cantare in qualsiasi lingua. Già che ci sono, vi lascio il
link
. Quando ho sentito la seguente frase:

"Be as swift as the wind. As silent as the forest. As fierce as the fire. As unshakable as the mountain"

Io ero convintissima che fosse una rivisitazione del testo della canzone (fatta pure male), ma a quanto pare ha a che fare con il folklore cinese. In un retelling che l'autrice ha ambientato in Giappone.


Niente, un epic fail dopo l'altro. Non comprate questo libro, non datevi proprio la pena.

mercoledì 14 aprile 2021

RECENSIONE | La sposa normanna

Ho un debole per la storia del regno di Sicilia, soprattutto tutto ciò che riguarda il periodo normanno e Federico II, potete quindi immaginare la mia gioia quando ho trovato questo libro ed ho chiesto ad una mia amica di prestarmelo.
Che cocente delusione mi aspettava.

La storia è la stessa dei manuali di storia: Costanza d’Altavilla è l’ultima dei Normanni, promessa sposa al figlio di Federico Barbarossa. Quello che i libri non dicono la maggior parte delle volte è il numero infinito di rivolte e ribellioni avvenute prima che l’erede dell'imperatore e consorte si insediassero effettivamente sul trono, rivolte così cruente da sembrare uscite da un episodio crossover di Game of Thrones e Marco Polo,eventi che si perdono tra le mille atrocità del passato.

Eventi storici a parte, come rendere interessante questo personaggio agli occhi del lettore? In fin dei conti è circondata da personaggi che possono rubare la scena, come il Barbarossa, la cui aura leggendaria, nel bene e nel male, è arrivata fino a noi. Ecco, ci sono mille modi per farlo, ma quello giusto non era tra le opzioni.

In fondo, Costanza d’Altavilla è una che nel momento di caos che segue la morte del marito riesce a calmare le acque e ad attuare una politica per sanare le  rivolte in atto. Una che mette il figlio sotto la protezione del papa, non per buona fede, ma come mossa politica volta a proteggere il figlio.
Quale modo migliore per rendere questo personaggio sulla carta se non farla diventare una Mary Sue???




Sul serio, uno dei motivi per cui vorrei una serie tv sugli Altavilla è per il fattore intrighi, trame politiche e bagni di sangue che Game of Thrones ai tempi d'oro scansate proprio, ma tutto ciò è stato cestinato perché Costanza fosse presentata come altissima, purissima e levissima.



Per non parlare degli altri personaggi, che sono dei perfettini se sono dalla parte di Costanza, dei mostri se le sono contro. Gli antagonisti? Macchiette, stereotipi che a stento non emettono risate malvagie, agitano un mantello nero e mettono su un monologo. Sul serio, le loro parti erano imbarazzanti da leggere quasi più di quelle di Costanza.
Enrico? Uno stupratore senza cuore a cui non importa nulla né della moglie né del regno che acquisisce, tantomeno del figlio che lei aspetta. Non la uccide solamente perché all'ultimo si rende conto di averla sempre amata. Ma che cavolo. Marcovaldo? Un omino grigio e giallo, un'insignificante villain che digrigna i denti, una pernacchia sarebbe stata quasi uno sprazzo di personalità.

Il senso logico di questo libro non esiste: Costanza ha diritto al trono perché è una cavolo di Mary Sue e perché gente molto più preparata (Tancredi) è andata all'altro mondo. 
Gli intrighi politici sono ridotti al minimo, quando si arriva a un qualche punto vagamente interessante c'è una sorta di pausa generare, per poi riprendere la narrazione dopo che tutto è già finito. Non spendo nemmeno una parola a descrivere Federico II bambino, solo a ripensarci ho i brividi. 
Se non ci fossero stati i manuali di storia a a dettare la fine (che è pure triste a pensarci) l'autrice avrebbe terminato il libro con Costanza portata in processione per le vie di Palermo, con tanto di fiori.
Accontentatevi dunque della sua apparizione come se fosse una santa.
In compenso, un ottimo libro se vi piacciono le Mary Sue e il cliché "Fuck The Logic"

(Chiedo scusa ai miei amici che l'hanno adorato. Vogliamoci bene lo stesso)







venerdì 9 febbraio 2018

RECENSIONE | Heir of Fire

Mesi e mesi fa ho cominciato a rileggere questo libro per un solo motivo: quando l'ho inserito nella rubrica dei nuovi acquisti mi sono accorta che qualcuno aspettava il mio parere in proposito. Perché no, mi sono detta, dimentica di cosa stavo andando incontro per la seconda volta.


Celaena Sardothien è sopravvissuta a combattimenti mortali e a orribili sofferenze, ma di fronte all’assassinio della sua più cara amica è sconvolta e annientata. Consumata dal senso di colpa e dalla rabbia, vuole mettere in atto la sua vendetta nei confronti del responsabile dell’atroce delitto, il re di Adarlan. Ogni speranza per distruggere il tiranno, però, giace nelle risposte che potrà darle Maeve, la regina dei Fae, a Wendlyn. Sacrificando il suo futuro, Chaol, il Capitano della Guardia Reale, l’ha mandata laggiù con l’idea di proteggerla, senza sapere che questo viaggio potrebbe invece costarle la vita.

Spoiler

Heir of Fire comincia qualche tempo dopo la fine del volume precedente, Celaena è a Wendlyn per uccidere il principe ereditario, Chaol è ancora sotto shock per l'aver scoperto la vera identità dell'amica mentre Dorian non si è ancora ripreso dalla scoperta  di essere Elsa di avere poteri magici.

Per la prima volta i tre sono separati sia fisicamente sia dalle incomprensioni e seguono strade completamente diverse, esperimento piacevolmente riuscito alla Maas, con qualche imperfezione qui e là.
Se i precedenti volumi erano stati quasi un susseguirsi di avvenimenti, questo sembra un tentativo di fermarsi e tirare le somme. Celaena non può fuggire per sempre dal suo passato, Chaol non può rimanere inerme di fronte alla verità e Dorian deve accettare e comprendere i suoi nuovi poteri. Un gioco perverso in cui rischiano costantemente la vita nonostante la calma apparente.


Le storyline diverse sono tutte accomunate dall'accettazione di sé stessi, del proprio passato e dei propri errori. Al tutto si aggiunge che per quanto siano differenti le loro situazioni, tutti e tre stanno operando al  di fuori della legge, la magia rimane di fatto illegale e potrebbero rimetterci la vita ad ogni istante se scoperti.

Mentre tutto questo accade, si espandono gli orizzonti di questo universo: Wendlyn ci dà l'opportunità di conoscere i Fae, la loro società e la loro magia e dare al lettore un'idea  generale di come potesse essere il Continente Occidentale Adarlan prima della purga magica; la ribellione ci permette di conoscere cosa sta accadendo aldilà del palazzo di vetro, conoscendo altri ribelli dopo il fallimento clamoroso di Archer nel volume precedente.

C'è un ma... il world building è appena accennato, oltre alla fortezza dove risiedono i Mezzi Fae vediamo solo un accenno di Varese (omonima di una città italiana, Maas, wtf?), la fantomatica capitale dei Fae, un accenno a come funzioni questa società e vari riferimenti alla religione politeista ma senza un pantheon preciso. Sul serio, nell'edizione inglese c'è la mappa di tutto, ma di Wendlyn abbiamo solo una freccetta nel mare che dice "Per Wendlyn, di là". Mi avrebbe fatto comodo dato che non ho capito un accidente di quello che stava succedendo e soprattutto di dove stavamo andando. Se Wendlyn è un unico Paese, perché è diviso in due parti, regno degli umani e regno dei Fae? Era accennato in una riga che mi sono persa?
La ribellione si limita a "ci sono dei ribelli e fanno cose" e a varie notizie di massacri in cui tutti piangono per gli eccidi commessi, si strappano i capelli, promettono vendetta e le loro parole mi sembravano vuote.
Per carità, non gli rimprovero niente, ma in un'epoca post 11 settembre e post Bataclan, abbiamo visto che le reazioni di fronte al male fatto dagli esseri umani sono delle più svariate, vedere i personaggi piangere per poi tornare alle rispettive trame principali... mi è sembrato tutto grossolano e mal gestito. Davvero, poteva risparmiarselo.

Tornando a temi più frivoli, ho apprezzato le nuove entrate, Sorsha, Rowan ed Aedion. Sorscha (spoiler: non vi ci affezionate) è forse una dei pochi con un po' di cervello in zucca lì dentro, Aedion è quello che mi è piaciuto di più, forse il personaggio più a tutto tondo del libro anche se la questione dell'anello è stata risolta troppo banalmente per i miei gusti. Ed ora arriviamo al piccione elefante nella stanza: Rowan. Per come me l'avevano anticipato, il rapporto con la biondina doveva evolversi partendo se non da nemici, almeno da persone che non si vedono di buon occhio. Lui considera Celaena come una ragazzina viziata sulla base di ciò che Maeve gli ha detto e Celaena stessa non fa niente per cambiare questa sua convinzione. Meraviglioso come si evolve il loro rapporto, disprezzatissimo il punto cruciale in cui si rende conto di essere stato una testa di cazzo per tutto il tempo. Trovo normale che Emrys lo abbia preso a quattr'occhi e glielo abbia fatto notare assieme al fatto che Celaena è  troppo orgogliosa per ammettere di essere depressa e di punirsi per qualcosa, ma avrei apprezzato che ci fosse arrivato da solo e non con l'anziano di turno che ti tira uno scappellotto quando ne combini troppe.

Ironia della sorte, quasi ad essere un volume a parte, le vicende di Manon sono quelle che più mi hanno incuriosito e soddisfatto: c'è il worldbuilding che manca nel resto del romanzo, la società delle streghe, il loro conflitto con le Crochan e la  loro religione che spiegherebbe i vari clan. E Manon, magnifica dalla prima pagina fino all'ultima. Mi ha fatto pensare ad una versione molto più oscura e sanguinaria di How To Train Your Dragon.


Non è male, non è quello che mi aspettavo, ma ci sono troppi "ma" per dire mi sia piaciuto davvero, soprattutto perché mi sono fatta il sangue amaro al pensiero che questo è l'ultimo libro scritto dalla Maas prima che il suo rapporto con Susan Dennard si deteriorasse, probabilmente l'unica persona con cui si consultasse durante la scritturae da quello che avevo letto del quarto, la storia era decisamente peggiorata. Sigh.

E niente, qualcuno ha capito che fine hanno fatto Elena e il pomello parlante della cripta?

martedì 24 ottobre 2017

RECENSIONE | Il marchio di Atena

Terzo libro della serie e... riassume tutti i miei problemi finora.
Per certi versi, capisco perché le serie di Magnus e Apollo stiano avendo così tanto successo. Gli Eroi dell'Olimpo appartengono ad una sorta di periodo di sperimentazione di Riordan in cui cercava di sfruttare in un qualche modo il successo di Percy Jackson, allo stesso tempo provava a distaccarsene, non sempre con dei buoni risultati.

Questo libro è una sorta di ...macedonia, in cui sono presenti talmente tanti elementi da non rendere
riconoscibile una sola narrazione lineare. Il viaggio parte da New Rome e si conclude nei sotterranei di Roma, eventi si susseguono uno dopo l'altro, azione e nemici... lasciando poco spazio ai protagonisti che, incredibilmente, da motore della storia si riducono a macchiette. L'unica ad avere un po' di approfondimento come gli dei comandano è Annabeth, perché centrale nella narrazione. Sul serio, adoro questa ragazza


Volevo rimanere neutrale, ma qui devo fare uno SPOILER: Rick, non puoi lasciarmi Piper e Jason in sospeso in quel modo, della serie che neanche Afrodite è interessata alla loro vita romantica. Ma che è? Hai specificato che la loro relazione si basa sulla Foschia, come puoi non utilizzare una cosa del genere?
A fine lettura ho fatto un riassunto mentale di tutto quello che succede in questo volume e, anche se un approfondimento psicologico dei personaggi sarebbe stato gradito, non avrebbe giovato a questa paella di avvenimenti.

Graditissimo il rapporto tra Jason e Percy che entrano in sintonia nel momento in cui si incontrano, penso che andrò per la prima volta dopo anni in cerca di fanfiction, specificamente su questi due. Di quelle sceme ed esilaranti, che avete capito?

Ultimo problema: mi è capitato di leggere questo libro dopo un weekend a Roma e ho sentito tantissimo gli occhi del turista di Riordan, forse un pochino troppo.
Per carità, ci sta, apprezzo tantissimo che abbia voluto fare ricerche sul campo, quello che non ho digerito è che abbia insultato la pizza. Sul serio, sei arrivato fin qui, quanto ti costa un giro su Tripadvisor per il pranzo?

giovedì 28 settembre 2017

RECENSIONE | L'ultima notte al mondo

Quante volte ci si può innamorare della stessa persona?

Marco Bertani ha ventitré anni, alle spalle un’adolescenza tutt’altro che semplice e davanti a sé un futuro nel quale potrà contare solo su se stesso.
 Un giorno inaspettatamente si imbatte in Marianna Visconti, ex compagna del liceo e amore non corrisposto della sua vita. I loro mondi non potrebbero essere più lontani: Marianna, dopo aver studiato negli Stati Uniti, sta facendo pratica legale presso il prestigioso studio di un amico di famiglia, mentre Marco sbarca il lunario lavorando come operatore per una rete televisiva locale. Quando però le viene prospettata l’occasione di condurre un programma ideato proprio da lui, Marianna decide di accettare la sfida, convinta che così potrà dimostrare a Luca, il fidanzato con cui è in crisi, di cosa è capace: lei e Marco si troveranno quindi a lavorare gomito a gomito e scopriranno di non essere poi così diversi come credevano…
E non finisce qui: tra le pagine del prequel, Ed ero contentissimo, in coda a questo volume, scoprirete un Marco adolescente sui banchi di scuola, un protagonista al quale non potrete non affezionarvi.







Finalmente riesco a scrivere questa recensione che avevo tanto a cuore. Se mi seguite da tanto sul blog, allora saprete di sicuro quanto io ami profondamente le storie di Bianca Marconero e di quanto mi abbiano coinvolte a livello emozionale.

Prima che uscisse questo libro, ero tanto, ma tanto nervosa sull'opinione che avrei avuto a fine lettura. La novella sul principe spezzato posso annoverarla tra i traumi del lettore per via della storia, del finale e del mio povero cuore infranto, ma aveva tante cose che non mi erano piaciute. Ergo, ero diffidente. Inoltre si annunciava come una storia romantica, molto diversa dai suoi predecessori. E le storie romantiche le ho sempre prese con le pinze.

Prima di continuare, parliamo apertamente delle storie romantiche: alle volte le trovo smielate, insensate, piene di frasi senza senso messe lì solo per far sentire a disagio il lettore che non si è portato appresso l'insulina. Batticuori, descrizioni zuccherose dell'aspetto altrui, zucchero, cuoricini e putti, geometria. Se Lei non si prostra ai piedi di Lui allora è una brutta persona oppure non è ancora il momento di questo cliché.
Più o meno in queste frasi posso sintetizzare tutta la mia passata esperienza con i libri Romance ed è il pregiudizio a cui deve sottostare ogni libro o intreccio romantico che capiterà sotto i miei occhi. Non c'è nulla da fare, questo genere finora non mi ha regalato sorprese.



Bianca Marconero me l'ha proprio fatta.


La storia è sì, smielosa, con cliché ecc., ma:


  • è dolce come il tuo dolce preferito, quindi niente insulina;
  • i cliché ci sono, ma sono rielaborati in modo sorprendente e per la prima volta me li sono gustati perché ben sviluppati;
  • le "situazioni surreali" che mi danno tanto fastidio non si vedono da nessuna parte, anzi, ogni volta che una nuova situazione si defilava ll'orizzonte, il mio primo pensiero era "Questa cosa potrebbe essere accaduta a me o ad un qualsiasi altro mio conoscente";
  • anche gli ormoni hanno senso e non partono a caso;
L'amor che move il sole e l'altre stelle sembra quasi il problema di ogni storia romantica, in cui protagonista sembra questo sentimento (o gli ormoni, dipende), lasciando alle volte i protagonisti come macchioline che si muovono mentre questo tira i fili.
Marco e Marianna distruggono questo cliché e si mostrano come persone che vivono la loro personale storia, protagonisti di due narrazioni diverse che ad un certo punto si reincontrano e lentamente diventano un tutt'uno.
Batte il nostro cuore? Certamente. Li shippiamo a non finire? Assolutamente. Vorremmo prenderli a schiaffi quando commettono errori e la scrittrice non li giustifica perché sono persone ed è normale che facciano cavolate? Più che mai.

Questo è un qualcosa che sarò sempre felice di trovare: in ogni opera di Bianca Marconero sarà onnipresente un protagonista idiota pieno di difetti. Ma se da un'altra scrittrice mi aspetterei un decerebrato
maschio """""alpha""""" e una non credibile eroina virginale, quando Bianca mette in campo i suoi personaggi dà loro difetti come super poteri: in altre parole, hanno una loro dimensione umana.
Marco è un ragazzo con problemi alle spalle, ma cerca una via di fuga da essi piuttosto che restare a crogiolarcisi. Ha dei pregi e dei difetti, cambia nel corso della storia, passando da una sorta di disperazione interiore al superare i suoi traumi per poter camminare con le spalle dritte per la sua strada.
Stesso dicasi per Marianna, da ragazza ingenua fino all'invero simile e dolorosamente vera. Mentre leggevo avevo intorno tre donne che venivano prese in giro dai rispettivi partner. Per quanto terribile, per quanto la sua ingenuità sembrasse inverosimile, alzavo la testa e vedevo tre esempi di quanto nella realtà questa possa essere surreale.
Il viaggio dei personaggi Marconeriani si riconferma di crescita, prendendo tutti il loro sentiero e facendo passare il lettore dalla voglia di prendere tutti a schiaffi all'orgoglio per gli ostacoli superati.



Un'ultima cosa: vi ricordate quella cosa (più o meno trash) del film Tre metri sopra al cielo? Il film
era esteticamente bello, con le varie inquadrature, ma soprattutto con la colonna sonora azzeccatissima in cui la faceva da padrone Tiziano Ferro.
Partendo da queste basi, questo libro è riuscito a far suonare in sottofondo buona parte della discografia di Tiziano Ferro, senza dover accendere Spotify, con Vespa 50 special che faceva da guest star. Pazzesco.


Stupenda la novella, ultimo pezzo del puzzle. È stato bello vedere un Marco spensierato e una Marianna prima delle mille insicurezze che la divoravano dentro.

mercoledì 6 settembre 2017

RECENSIONE | Il figlio di Nettuno

Mi risulta incredibile aver cominciato la mia prima settimana sul blog dimenticandomi completamente delle rubriche *ciaff*
Più o meno quanto mi risulta incredibile la mole di post accumulata quest'estate e che ho rimandato a Settembre perchè la blogosfera era leggermente disabitata.



Tempo fa ho recensito il primo volume di questa saga e, nonostante mi fosse piaciucchiato, ne ho sottolineato tutti i difetti. Con questo libro compensiamo tutte le mancanze del volume precedente, con tre archi narrativi (Percy, Frank e Hazel) che si intrecciano e corrono parallelamente, senza lasciare troppo sullo sfondo l'inquietante minaccia di Gea.
Mentre accade tutto questo, possiamo finalmente vedere il Campo Giove, vedere che Riordan ha cercato di ricostruire una città romana, farci ricordare il Campo Mezzosangue e allo stesso tempo ha creato un senso di spaesamento perché quello che presenta è un insediamento di semidei, ma niente di quello detto finora vale ancora.

Mi sono piaciute tantissimo Iride, tutti i vari dei greci e romani incontrati sulla via ed ho cominciato ad avere paura alla vista dei Giganti.
L'unica cosa che mi ha fatto storcere il naso è il modo in cui sono state presentate le Amazzoni. Sarà perché il concetto che viene presentato ne L'Amazzone di Alessandro Magno è difficile da eguagliare (SPOILER: e lì non le trovi nemmeno, le cercano e basta), sarà che sembrano delle misantrope, degne del femminismo impazzito di Tumblr, non ce l'ho fatta a farmele piacere.
Perché quando un uomo si immagina una società composta solo da donne, la prima cosa che si immagina sono gli uomini in catene? Mah.


Un passo in avanti nella narrazione, è l'amnesia di Percy: lui non ricorda nulla se non Annabeth. Ha qualche stralcio di memoria, cose senza senso, ma continua a ricordarsi che lei è importante.
é stato emozionante e tenero da morire vederlo rimettere i pezzi a posto, mentre si domandava chi fosse quella ragazza, mentre i flashback si affollavano e lui continuava a non capirci niente.

Hazel e Frank, con Reyna e Ottaviano sullo sfondo, sono stati delle rivelazioni.
Avessi potuto, avrei fatto un applauso al libro, per quanto sono ben caratterizzati. Finalmente. Grazie
Rick, graaaazieeee.
Hazel ha una sorta di storyline a sé stante, con tutti i segreti sul suo passato, così come Frank. A prescindere di come tutto ciò si intrecciasse con la storia... è stato come vedere un mosaico romano in perfette condizioni: tutti i pezzi erano al loro posto.

Nel frattempo la mitologia messa in campo mi ha sorpresa anche stavolta: non conoscevo nessuno (a parte forse Iride) o se li conoscevo non avevo idea dell'aspetto, storia o poteri. Se nella saga precedente guardavo male Percy ogni volta che non sapeva qualcosa, stavolta sono l'ultima della classe, il che non è sempre una brutta cosa.



Giudizio


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venerdì 21 luglio 2017

RECENSIONE | L'eroe perduto

Rick Riordan sa il fatto suo: porta avanti le sue serie, lascia indizi sulle precedenti, fa in modo che i nuovi e i vecchi personaggi interagiscano. Il tutto senza troppi problemi, come ad esempio i vecchi personaggi che hanno troppo spazio e non ne lasciano ai nuovi o i nuovi troppo poco caratterizzati. Per citare qualcuno, Cassandra Clare o le ultime stagioni di Glee.

Bando alle ciance, cosa devo dire di questo libro se non che sembra troppo introduttivo? C'è la minaccia di Gea, c'è la classica impresa eroica, ma cosa c'è di nuovo?
Oh, il passato dei personaggi, un mistero che
riguarda Jason (sapevo di Talia, ma quando l'ho letto sono rimasta sorpresa lo stesso) e per la prima volta Riordan ha detto "salve, ci sono anche altre persone oltre ai white", tema assai caro agli americani.

C'è il suo umorismo, ma manca la scrittura in prima persona. Sono quasi grata di questa scelta stilistica perché non ho idea di come avrebbe potuto scrivere la parte di Piper in prima persona. Personalmente tendo a storcere il naso quando un uomo tenta di scrivere una donna e viceversa (con le dovute eccezioni naturalmente), generalmente servono un beta reader e tanta faticaccia perché è pur sempre psicologia del sesso opposto. Quindi grida di giubilo per la scrittura in terza persona.

Neanche il tempo di dire ciao ai vecchi personaggi che conosciamo quelli nuovi: Jason, Leo e Piper.
Jason, purtroppo non ha molto da dire, non perché non abbia avuto abbastanza tempo per conoscerlo, piuttosto perché nemmeno lui conosce sé stesso. Questo ragazzo è un punto di domanda vivente. La memoria cancellata non si estende alle  sue abilità (sa combattere), ma non avendo ricordi di chi è stato finora ha dei dubbi atroci. Chirone non aiuta per niente aggiungendo "Tu dovresti essere morto" come saluto di benvenuto.

Leo può barare su tutta la linea, avere tutti i superpoteri che vuole e tutti i draghi a sua disposizione. Ho letto di tanti personaggi distrutti dentro che nascondono il dolore facendo dell'ironia, ma lui li batte tutti. La serie parla di eroi e se da un lato abbiamo Jason che lo è palesemente ed è lì per sostituire temporaneamente Percy, dall'altro abbiamo Leo che è qualcosa di simile ad un adolescente problematico, l'ultima parola che userebbe per descriversi è quella. ha pessime dote sociali ed è pieno di insicurezze traumi. Giunone e Gea non potevano fare peggio di così.

Piper potrebbe battere Leo quanto a insicurezze. é un adolescente normale in una situazione che non ha niente di normale, è una figlia di Afrodite insicura del suo aspetto come ogni adolescente e nel momento che si ritrova la benedizione di Afrodite... cos'è sta roba? Levatemela di torno.
Avrei apprezzato molte più scene tra lei e i fratelli, qualsiasi cosa non riguardasse la sua tirannica sorella, ma molto più concentrato sul concetto di bellezza, con o senza trucco. Va bene essere insicuri del proprio aspetto, ma non ci si deve ricoprire di fondotinta e bronzer per acquistare la propria bellezza. E che cavolo, Rick.

Nonostante questo primo libro abbia tutto il sapore del volume introduttivo, Riordan ha colto questa occasione per espandere il suo universo, facendo dare un'occhiata al lettore a tutte quelle cose che nei volumi precedenti sono state solo nominate. O a tutti quegli elementi minori della mitologia greco/romana. Se nella saga precedente sapevo tutto, stavolta son dovuta andare a cercare qualcosina su internet.

Per il resto, colgo l'ironia della storia: è la classica favola americana, ma stavolta a beneficiarne non è il solito protagonista idiota che riesce a salvare la situazione con il potere dell'amicizia, ma tre ragazzi appartenenti a fasce sociali ed etnie diverse, con poteri più o meno normali o che in genere vengono sminuiti per lasciare più spazio al protagonista. La persona che invece corrisponde maggiormente al profilo precedentemente citato... beh, ha troppi vuoti di memoria per reclamare quel posto. E vola. E poi ha appena ritrovato Talia, credo abbia di meglio da fare.

Molto carino nel complesso, ma ho un sacco di domande. E mi chiedo se i falsi ricordi di  Piper su Jason siano davvero falsi o ci sia qualcosa di vero in essi. (Grazie per aver letto fin qui)

venerdì 28 aprile 2017

RECENSIONE | L'oracolo nascosto

Salve Viandanti, ero scomparsa di nuovo, tanto che mi chiedo se vedrete questo post sulla vostra homepage di blogger o se lo scambierete per la solita pubblicità molesta.
Tranquilli, probabilmente io non vi seguirò, a meno che il vostro twitter non sia interessante.
Come blogger, non mi definirei inaffidabile, ma si era già messo a chiare lettere che il mio spazio digital non è un lavoro, ma un hobby. Non posso mettere da parte la mia vita per pensare a lui, ma posso fare il contrario, come è accaduto negli ultimi mesi.
Eccomi quindi che riparte tutto daccapo, ma ci saranno novità?
Cosa è rimasto di vecchio: i tueser tuesday, la mia ironia, le recensioni, i progetti in cantiere per le future Reading Chain.
Cosa c'è di nuovo: vorrei proporre nuove rubriche, ma è un classico della blogosfera mettere sangue e sudore in un post che poi non commenterà nessuno, per questo probabilmente sfoltirò le bozze che non ho ancora pubblicato e poi si vedrà. Di nuovo c'è che vi romperò le scatole e ne sarete contentissimi, almeno spero. E una nuova grafica, mi sono stufata di questa cosa leziosa che mi da problemi. Mi toccherà buttare giù dal letto Anacleto e dargli una rinfrescata, perché mi è mancato moltissimo nella grafica. ma adesso fatevi un po' di fatti miei e ditemi cosa ne pensate di queste mie letture:


Rick Riordan fa il botto e pubblica due saghe contemporaneamente, ma a differenza di molti suoi colleghi se la cava egregiamente e, udite udite, con questo libro è andato a pescare la mitologia greca meno conosciuta e più complessa.

La rilettura del suo volume d'esordio l'anno scorso è stata disastrosa, ma qui sa esattamente cosa sta facendo.
Apollo, il narratore, è stata una sorpresa per essere un dio nei panni di un mortale.
Tanto per cominciare, si è dimenticato
parecchie cose in modo da non mandare in confusione i neofiti digiuni di mitologia greca, ma ha un asso nella manica che incanta il lettore, giovane o grande.
Apollo ha tremila anni circa, è un dio, ma al momento è nei panni di un adolescente con tutta la fragilità che ne consegue. Urla contro Zeus quando le cose vanno male, se la prende con chi potrebbe avercela con lui e non ammette i suoi errori, ma arriva un momento in cui le persone pongono un briciolo di fiducia in lui deve prendersi delle responsabilità e lo fa.
Dopo tremila anni in cui ha mandato le persone a morire per lui, finalmente conosce chi muore per lui e la cosa non gli va giù.
Conosce i semidei e si affeziona, conosce i suoi figli e passa da genitore che tenta di essere figo a genitore chioccia che fa esasperare i pargoli, perché dimostra pur sempre quindici anni ed è imbarazzante che tuo padre quindicenne si preoccupi per te con delle scene da primadonna.

Lo stile è quello di sempre, anche se si sente che Riordan è maturato. Il suo humour c'è, ma non ricorda più quello della classica commedia americana, le battaglie ci sono, hanno più dettagli, lo stile è sempre scorrevole, ma in alcuni momenti ti chiede quasi di rallentare per prestare attenzione a ciò che ti circonda.

Kayla, Austin e Will. Gli adorabili pargoli.

Mi sono piaciuti i personaggi secondari, perché quando il narratore è Apollo, sono tutti secondari.
Meg, che prende a calci nel sedere Apollo ed è la ragione principale per cui lui deve cominciare a pensare non soltanto a lui.
Will, esimio sconosciuto per me, ma in cui mi posso identificare facilmente essendo lui una sorta di fratello maggiore per i ragazzi della casa di Apollo, Kayla ed Austin che non sono semplici macchioline, ma che non hanno abbastanza spazio per i motivi citati prima.
Harley, piccolo incosciente, creatore di macchine di distruzione.
Paolo, perché parla portoghese, nessuno capisce una parola ed è in grado di far arrossire Apollo.
Rea, anche se me ne ha procurati di facepalm.
Chiara e Damien, perché si punzecchiano da morire,perché ci avevo visto giusto e perché c'è un personaggio in un libro straniero con il mio nome.

Insomma, mi piace che sia maturato, che non abbia bisogno di tirare fuori Percy per far funzionare la storia, che non devi aver letto i libri passati (anche se adesso voglio recuperare la saga degli eroi dell'Olimpo) e che sia semplicemente geniale.

E grazie a Tumblr per avermi spoilerato di Nico, così che abbia potuto leggere le parti su di lui con gli occhi a cuoricino.

Per chi mi segue anche su Goodreads: certo che sto recuperando la seconda serie solo per Leo Valdez.

Giudizio


Rating

mercoledì 8 febbraio 2017

RECENSIONE | La freccia nera

Titolo: La freccia nera
Titolo originale: The black arrow
Autore: Robert Louis Stevenson
Casa editrice: Universale Economica Feltrinelli
Anno di pubblicazione: nuova ristampa 2016 (l'originale nel 1886)
Prezzo: 9,00 euro



Parecchio spoiler, non troppo per quanto riguarda i maggiori plot twist.

Cominciamo con il dire che il libro può essere diviso tranquillamente in tre parti: la parte noiosa di cui non capisci niente, ma tu lettore la devi leggere for the lolz; la parte in cui si va all'avventura; la parte che ti lascia con l'amaro in bocca.

mercoledì 18 gennaio 2017

RECENSIONE | I gatti di Nizamuddin + I'm back!

Salve gente, lo hiatus è finito!
Il più lungo nella storia dei miei hiatus, mi ha fatto riflettere molto sul tenere o meno questo blog. Starete pensando  "Oh no, anche lei?". Prima che arriviate alla conclusione sbagliata, vorrei dirvi che non c'è affatto alcun pericolo che sparisca durante uno hiatus, bene o male, torno sempre.
Perché tenere il blog, questa è la domanda che mi frullava in testa.

giovedì 22 settembre 2016

RECENSIONE | La prima cosa bella

La prima cosa bella, Bianca Marconero
No spoiler

Non ho parole, non ho parole davvero.
Questo libro è allo stesso tempo un omaggio al nerd che c'è in questo mondo e una risata malvagia della scrittrice.
L'ho letto in viaggio, quasi subito dopo il Principe Spezzato e sono sconvolta. Chi è l'editor, chi il coach, chi il supporter, chi il team che ha portato il thé e i bounty alla scrittrice ricordandole che lei è capace di queste meraviglie? Perché se anche avrei voluto tirare una sprangata sui denti a Dante, ciò che mi ferma è il suo essere terribilmente umano.
E diamine, Bianca Marconero alle volte sa essere terribilmente prolissa quando si tratta dei pensieri dei personaggi, ma qui... qui è un genio, semplicemente perfetta, delicata, ed è il caso di dirlo, leggera.

Parlando della metaforica risata malvagia della scrittrice: se all'inizio ti tende il tranello di farti credere che Dante sia una copia carbone di Marco Cinquedraghi, subito dopo entra in scena con la scritta "Surprise".
Ogni antieroe è diverso l'uno dall'altro e gli antieroi di Bianca Marconero non sono da meno, in quanto complicati, diversi e terribilmente umani.
Non si scappa: Dante ti sta sulle scatole in una maniera assurda, pieno di pregiudizi e tanti altri difetti che altro che Marco, volevo rincorrerlo con qualcosa perché a prenderlo a pugni non è abbastanza.
E allo stesso tempo un po' lo ami perché in fondo, anche se ne ha fatte di cavolate, beh... non è morto nessuno, vero?



Lo stile ti cattura e il fatto che l'abbia letto in ebook mi ha fatto quasi gridare di delusione quando ho capito che il libro stava per finire.

Su questo devo aprire una parentesi: nella mia recensione de Il principe spezzato ho detto chiaramente che non mi piace quando l'autrice fa parlare i suoi personaggi in prima persona. De gustibus, non ci posso fare niente.
Nella precisione, è nel principe che non mi è piaciuto questo uso: sarà che con la terza persona si poteva essere più sibillini, sarà che ero in una pozza di feelings perché rivivere l'omicidio di Riccardo è masochismo puro... Quello è un pezzo di Albion piuttosto importante e rimango dell'opinione che avesse bisogno di un'altra passata di editor (ma continuerò a piangere ogni volta che lo aprirò).

Ritornando a Dante e alla sua storia, questo libro ha un solo problema: non puoi parlare per farne una recensione perché è semplice e allo stesso tempo complicato, non puoi parlare dei personaggi perché sono troppo complessi e fanno credere al lettore di essere uno stereotipo, quando invece non lo sono; non puoi parlare di quello che succede, perché rischi lo spoiler al minimo dettaglio.
Avete presente La migliore offerta, no?

Beatrice la immaginavo ogni volta con questo colore di capelli
I riferimenti a quei Dante e Beatrice sono un bel po': ho apprezzato tantissimo che non si fermasse al saluto di Beatrice, ma che ci fossero anche altri elementi che chi ha studiato Dante sa riconoscere, come ad esempio "quella che sta in mezzo", ossia la lista di donne fiorentine scritta da Dante e alcuni suoi amici.
Mi sorge il dubbio che ci fosse anche un po' di Petrarca e Boccaccio, ma giusto un filino.
Non mi ricordo tutti gli easter egg, che sono molti, notevoli e per nulla infastidiscono il lettore: questi spaziano molti temi, da quelli riguardanti gli innamorati del Dolce Stil Novo a quelli davvero davvero nerd, come The Big Bang Theory.


Pro: Assolutamente di parte
Contro: Risulta difficile immedesimarsi in Dante, forse perché è quel tipo di personaggio destinato a svolgere una sorta di catarsi in noi. Se non tenete bene in mente questa caratteristica dei protagonisti della Marconero, potreste avere delle difficoltà durante la lettura.

Giudizio



Rating

giovedì 15 settembre 2016

RECENSIONE CATTIVA | Non lasciarmi andare

Salve gente, generalmente i miei post hanno una sorta di intro, ma oggi non sarà così. A quel paese le intro, devo togliermi questo pensiero!

Non lasciarmi andare, Jessica Soresen
Recensione piena di spoiler


Ci sono libri brutti e poi ci sono libri bruttissimi. Questo invece è una categoria a parte.
Non lasciarmi andare mi ha ricordato il motivo per cui avevo litigato con la Newton Editore, ossia che alle volte pubblicano storie bellissime come La prima cosa bella, alle volte ... beh, questo.
Questo libro ha un sacco di cose sbagliate, primo fra tutte l'accozzaglia di elementi di libri diversi, come il ragazzo che entra dalla finestra, i drammoni alle spalle di entrambi e... non so nemmeno come definirla, l'assurdità dei personaggi?

L'intro è un capitolo che ti fa capire che è successo qualcosa e che quello che sta succedendo ne è il diretto risultato, ma nessuna spiegazione ci è data, giusto per costruire l'alone di mistero.
Salto temporale di circa otto/nove mesi: no, Lei, Ella, non è incinta, piuttosto è al college e sta partendo assieme alla compagna di stanza per le vacanze.
Le due partono, Ella e tale Lila hanno intenzione di andare a casa di quest'ultima, ma devono fare tappa a casa di Lei perché il viaggio dura troppo. Qui la prima delle incongruenze: dovevano rimanere lì una notte, rimangono per quella che sembra un'eternità.
COERENZA(gif)

Insomma, tra vecchi incontri e altre cose, scopriamo dal Pov di lui che negli ultimi otto mesi ha passato a cercarla e a fare in sostanza lo stalker, con nessuno che gli da una scrollata e gli dice "Ehi, bello, datti una svegliata, la vita continua senza di lei". Anzi, lo considerano normale o come "un periodo che sta passando".
Il loro incontro non è esattamente dei più felici: lei è cambiata, sembra in un qualche modo cresciuta, tanto che si veste in modo diverso e lui reagisce con un "Adesso ti vesti come quella zo**ola della nostra amica?" WTF
Non basta, dopo questa felice rimpatriata durante una festa a casa di lui, una volta mandati via tutti, Lui va a casa di lei (sono vicini di casa, che coincidenza) entra dalla finestra e si infila nel suo letto.
Citazioni, mi dicono.
L'assurdità di questa scena è che la coinquilina di lei lo vede e lo lascia fare, andando a giustificare in un secondo momento con "La tensione sessuale fra di voi era a livelli assurdi, l'ho capito fin da subito".
No, no, no. Se state leggendo e siete ancora coscienti, fatemi un favore. se un ragazzo entra dalla finestra e si infila nel vostro letto SENZA IL VOSTRO PERMESSO riempitelo di mazzate. Non è un modo per dire che dovete picchiarlo, voglio dire che dovete presentargli la vostra mazza da baseball a suon di colpi.


E niente, lui si comporta come il tipico scimmione di queste storie e mai una volta che lei lo prenda a schiaffi.
Se i problemi si fermassero qui non sarebbe un problema, ma questo libro ha improvvisamente deciso di essere la fiera del nonsense.
La mattina dopo i due si comportano come nulla fosse e lui la rimprovera per non aver mantenuto almeno un paio di contatti durante la sua assenza: un loro vecchio amico ha il cancro e sta per morire.
Arrivati lì le descrizioni del luogo sono fenomenali: da quella che era una roulotte in uno non meglio specificato luogo, l'abitazione del povero malato di cancro si ingigantisce, tanto che se appena entrati loro tre occupano molto spazio, una volta che se ne vanno e salutano il povero malato questo percorre "il lungo corridoio verso la sua camera da letto".


Ancora: il padre alcolizzato fa qualche breve comparsa, ma finisce sempre per rimanere sullo sfondo.
La figlia non lo avvisa del suo ritorno a casa, né si preoccupa del suo problema del bere, se non verso le ultime pagine perché altrimenti sarebbe passato un messaggio sbagliato.
Non mi disturba che abbia cercato di correggere il tiro verso le ultime pagine, mi disturba che non ci abbia pensato prima! Ad un certo punto il padre sparisce, dal lavoro chiamano dicendo che non si è presentato quella mattina e lei non si preoccupa minimamente, infatti quando finalmente esce di casa per cercarlo finisce per limonare alla grande con Micha, scordandosi totalmente di lui.



E questo non accade solo una volta: per portare la macchina di Lila dal meccanico ci mettono dei capitoli interi perché ... perché boh, hanno di meglio da fare, trovano conveniente fare la strada che passa su Marte. Logica.

Il rapporto dei due non avrebbe nulla di nuovo, se non che è la cosa più orribile che io abbia mai letto.
Escono assieme perché Micha impone la sua presenza, fanno le cose che vuole Micha perché è così che vuole lui e se si ritrovano in una bar e i posti a sedere non bastano, lei si deve sedere in grembo a Micha, con lui che nel frattempo armeggia con le sue mutandine sotto la gonna. WTF.
E qui non stanno nemmeno assieme!


Passi quando oramai c'è stato il primo bacio, che continuano ad avere gli ormoni a palla, tanto che mi stupisce che nessuno all'interno del libro gli lanci una scatola di preservativi, ma qui non stanno né uscendo ufficialmente né altro, sai soltanto che otto mesi prima si sono baciati e che lui si è intrufolato nel suo letto.
Non è soltanto l'atteggiamento da scimmione che lui adotta, è anche lei che lo lascia fare quando lui le mette praticamente le mani addosso e non ci trova nulla di male. Passa un messaggio sbagliatissimo e non va bene.
E non avete nessun bisogno che io vi spieghi perché tutto questo è profondamente sbagliato.

Il libro prosegue così, con drammi gettati in faccia al lettore  in maniera assolutamente random. Lui continua a fare lo scimmione, ha un incidente, ma dato che è una gara clandestina non possono chiamare l'ambulanza. Risultato: lo portano direttamente e in pochi giorni viene dimesso, nonostante lui sia arrivato con un ramo nella spalla.
La scena dell'incidente è stata davvero comica: lei corre verso di lui perché DEVE andare da lui, deve essere lì con lui e ci mette davvero pochissimo a raggiungerlo, quando fino a poche righe prima descrive  una pista lunghissima, tanto che lei non riesce a vedere lo schianto perché coperto da un sacco di alberi.


I soccorsi, non ne parliamo, scendono loro dalla macchina nonostante si siano decappottati e si lamentano del dolore quando sono solo due graffi. Addirittura, quando scoppia un litigio con lo sfidante, Evan, l'altro ragazzo a bordo, è in grado di tirargli un pugno nonostante abbia un braccio rotto.
Questa storia delle gare automobilistiche è solo l'ennesima buffonata, messa lì tanto per dire che lui è il bad boy e che, hey, mica scherziamo.
Tra l'altro viene nominato un certo Benny, campione e duro indiscusso perché pare che abbia fatto a botte con qualcuno e l'abbia ridotto davvero male. L'aura che aleggia intorno a lui è davvero potentissima, per cui nessuno si avvicina o lo sfida mai in una gara.
Poverino, mi ha fatto davvero pena. Probabilmente si è trattato di chissà cosa e adesso va alla pista per queste gare e nessuno se lo fila perché "è il cattivo".

Segue il nonsense, fraintendimenti che durano tre pagine e i due che non riescono a togliersi le mani di dosso finché il lieto fine non arriva smielato per tutti loro.

Chiariamoci: io adoro le letture leggere, se non fosse per loro non sarei mai arrivata alla fine di alcuni volumoni, quindi posso dire senza problemi che questo libro è una schifezza.
La domanda è un'altra: lettrici di YA e NA, non vi annoiano le trame fotocopia?
A quindici anni lasciai perdere l'urban fantasy perché oramai sapevo cosa aspettarmi in un libro e la cosa mi annoiava da morire. Ma io avevo quindici anni ed ero un'ingenuotta, voialtri che cosa mi dite?

Certo, se non esistessero queste letture io non mi divertirei a massacrarle pezzo dopo pezzo, ma ci si può divertire in altri modi e questo sicuramente non è il mio preferito.

venerdì 9 settembre 2016

RECENSIONE | Harry Potter and the Cursed Child







Titolo: Harry Potter and the Cursed Child
Autore: J. K. Rowling, Jack Thorne, John Tiffany
Casa editrice: Little, Brown Book group
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo: Onestamente troppo







Commenti divertenti che ho trovato in giro per internet:

"C'ha la copertina bella"
-Caleel

"NO"
-Ilenia Zodiaco

"I'll pretend this book never existed"
-Serena-Seriously

Salve Viandanti,  come promesso ecco la recensione del libro, anche se più che una recensione si tratta di una sorta di trattato vero e proprio.
C'è così tanto che vorrei dire, accidenti....
Innanzitutto questo libro ha ridefinito il mio personale rating: se prima il valore più basso della scala era "Che @€#&% ho letto", adesso il gradino più basso è "Ma ci ho veramente speso dei soldi?"
Mi sembrava davvero di avere a che fare con qualcosa uscito da Wattpad che per puro caso si era trovato con una copertina con su scritto "Harry Potter".
Lettori a cui è piaciuto, siete avvisati.

Partiamo dal punto principale: questo è un Pirati dei Caraibi, la vendetta.
Si sono ritrovati una storia, l'hanno sviluppata da cani cercando di favorire il protagonista, ma chi ne è uscito davvero bene è il personaggio spalla che fa battute comiche.

Inoltre non riuscivo a crederci, ma tutti gli spoiler sono veri! Se alcune cose hanno preso in qualche modo forma una volta inserite nel contesto, altre si sono rivelate davvero terribili e prive di senso.
La storia è una fanfiction del Calice di Fuoco, fatta e finita. Non c'è giustificazione che tenga: una cosa è il riferimento ad un'opera, un'altra è il miscuglio di elementi  di quell'opera senza un minimo di originalità.
Ad esempio, c'è un riferimento ad "A Very Potter Musical" quando si parla di Skinny Ginny, ma c'è una sorta di... pastrocchio di elementi della saga durante tutta l'opera.

Fine parte senza spoiler


Ed ecco la parte piena di spoiler.
Non so nemmeno da dove cominciare: ho iniziato che la storia mi sembrava davvero carina, i riferimenti c'erano ed erano abbastanza accettabili anche se Rose mi è stata sulle palle dal primo momento in cui ha aperto bocca.
Davvero?? Davvero tratti tuo padre in quel modo? Fossi stata figlia mia ti avrei tirato un paio di ceffoni che ti avrebbero fatto passare la voglia di parlarmi in quel modo.
Non me ne frega niente che si tratta di una gag, è una cosa squallida e basta.

Dov'ero? Ah si.

Ho cominciato la storia che mi sembrava una cosa carina che sembrava aver tutta l'intenzione di essere fatta apposta per avvolgere il lettore/spettatore nella nostalgia, infatti i miei primi pensieri sono stati "Okay, dove hanno combinato il casino?". La risposta non si è fatta aspettare, fino ad ora considero pagina 126 l'ultima pagina decente, poi è scoppiato il disastro.

Se avete letto gli spoiler, sapete com'è andata, è inutile riprendere il discorso: qualcosa si è perso per strada e per rimediare hanno fatto un frullato di libri di Harry Potter, soprattutto del Calice di Fuoco.
Un piccolo sassolino però me lo devo togliere: i viaggi nel tempo.
Una volta fatto il secondo viaggio nel tempo, l'universo alternativo in cui Voldemort uccide Harry non ha motivo di esistere, per un semplice motivo: se è Albus a modificare il passato portando all'uccisione del padre, non dovrebbe crearsi un paradosso temporale? L'universo non si dovrebbe ribellare o addirittura riscriversi come se almeno il secondo viaggio nel tempo non fosse mai accaduto perché chi lo ha modificato non è mai nato?
Non sto raccontando frottole, a prova di ciò che dico c'è l'ennesimo viaggio nel tempo fatto dall'universo alternativo in cui Albus non esiste, ma andando indietro nel tempo invece lui c'è.
Se lui non esiste nel presente non dovrebbe esistere neanche nel passato, giusto?

Doctor Who docet


I personaggi

Harry non è Harry. Dall'ultimo capitolo dei Doni della Morte mi ricordo che Harry era un padre fermo, non esattamente autoritario, ma tutto il contrario della persona presentatami. Non fai tre figli se non hai idea di come fare il padre e poi venirmi fuori con "ma io non avevo un padre" come giustificazione, santo cielo!
Dove me lo metti Silente, eh?
Quello che mi è stato descritto è un uomo pauroso, senza spina dorsale e leggermente isterico. Quali siano i suoi problemi non lo so, ma non è Harry e lo noti in tutti i suoi i comportamenti.
Il finale alla Mulino Bianco è stato il tocco di squallore che mancava al libro, ma tanto il mio cervello implorava pietà e probabilmente se n'era già andato a farsi un giro.

Hermione, signore e signori, Hermione. Si tratta del personaggio meno malriuscito, ma non mi ha convinto del tutto. Se l'adolescente Hermione impara a sconfiggere tutte le sue insicurezze per diventare una donna forte, qualcosa deve essersi perso in diciannove anni.
E ancora, GRAZIE JACK THORNE, GRAZIE. GRAZIE PER AVERMI RICORDATO PER L'ENNESIMA VOLTA CHE SENZA UN UOMO AL MIO FIANCO NON POSSO ASPIRARE ALLA VETTA DI UN QUALSIASI SOGNO, CHE SENZA UN UOMO AL MIO FIANCO NON POSSO CHE ESSERE UNA PERSONA FREDDA E ARIDA.
Non me ne frega niente di quanto questo possa essere un riferimento a Piton, è bastardo e misogino oltre che l'ennesima prova che l'autore (non la Rowling) sia incapace di produrre del materiale nuovo o di andare a sviluppare del materiale già esistente.

Il mio futuro incontro con Jack Thorne


Ron sembra un alcolista e come avrebbe potuto mettere da parte la sua carriera al Ministero per la famiglia se sembra che la sua storia d'amore con la bottiglia vada a gonfie vele?
Ancora una volta il ruolo di Ron viene sminuito, non è quella persona affettuosa, simpatica e ironica su cui puoi sempre contare, ma un tizio messo lì a caso come plot twist da usare nella narrazione. Miseriaccia.

Ginny, bah... credo che rileggerò uno dei libri della saga a caso per rivederla.

Piton poteva anche essere passabile e credere a Scorpius sulla parola in quanto Occlumante e ottimo Legilimens, ma il suo addio a Scorpius che è anche per Harry?
"Dì ad Harry che sono orgoglioso che Albus porti anche il mio nome" Wtf, se non è una cosa scontatissima questa, allora non so cosa lo è.
Se devi inserire una frase del genere devi andare coi piedi di piombo, anche perché con il rapporto tra Harry e Snape poteva esserti tutto e poteva esserci niente.
Ci ho pensato, mettendola sul "e se avessi dovuto scrivere io quella frase?" e la cosa è uscita davvero difficile, perché per come si sono chiuse le cose al momento dei Doni della morte tra Harry e Snape si poteva dire tutto e si poteva dire niente.
Chiunque si renderebbe conto che anche un semplice "mi dispiace" sarebbe bastato, visto come Snape si era comportato nei suoi ultimi sette anni.
Ancora: Piton è uno dei personaggi più complessi scritti dalla Rowling, se non della letteratura, perché se per Harry Silente è il padre che non ha mai avuto, Piton è quello che avrebbe potuto avere e uno dei suoi grandi "e se"; frasi scadenti come questa sono un pugno in un occhio.


E arriviamo all'elefante nella stanza, il nuovo Golden Trio: Rose, Albus e Scorpius.

Togliamoci di torno la prima: Rose, cosa non è Rose. Mi rifiuto di credere che lei sia figlia di Hermione o abbia qualche lontana parentela con i Weasley. Nessuna persona che condivida il corredo cromosomico con loro sarebbe così superficiale, menefreghista ed essenzialmente... stronza.

Scorpius e Albus sono l'anti Malfoy e l'anti Harry, adorabile il primo, rompipalle il secondo. Se Scorpius è complesso, Albus è piatto e quando l'autore ha cercato di renderlo interessante è andato completamente fuoristrada. O meglio: ha cominciato rendendolo interessante per poi diventare il miglior anticoncezionale della storia dell'universo.
Se per Malfoy junior è stata applicata la regola del "show, don't tell", con Albus ci sono stati dei momenti in cui è stata buttata fuori dalla finestra.
Scorpius si distacca dal padre e ne esce una persona adorabilina e teneramente nerd, Albus è speculare a Potter senior ed è un pugno in faccia. No, quello glielo voglio tirare io.
Credetemi, ne ho letti di personaggi scritti per essere appositamente odiati, Piton e Marco Cinquedraghi e quest'ultimo ne combina di peggiori rispetto ad Albus.
Sono indecisa se inserire o meno tutte le parti del libro che indicano che quei due sono gay e si amano da morire, tanto da essere buone per un remake di Dante e Aristotle snche se è evidente che qualcuno deve aver avuto paura e ha lasciato perdere tutto all'ultimo momento. O forse temevano una causa da Benjamin Alire Saenz.

SCORPIUS: Thank you for being my light in the darkness

SCORPIUS: Okay. Hello. Um. Have we hugged before? Do we hug?


Scena delle scale.    ALBUS enters and walks up one staircase. SCORPIUS enters and walks up another. The staircases meet. The two boys look at each other. Lost and hopeful – all at once. And then ALBUS looks away and the moment is broken – and with it, possibly, the friendship. And now the staircases part – the two look at each other – one full of guilt – the other full of pain – both full of unhappiness


SCORPIUS: Still, if I had to choose a companion to be at the return of eternal darkness with, I'd choose you.

ALBUS: No offense, but I'd choose someone massive and really good at magic

Non trovo la parte in cui viene detto "You belong together" perché riaprire quella roba sarebbe troppo.


Come sarebbe dovuta finire

Insomma, ho detto tutto quello che non mi è piaciuto (stendiamo un velo pietoso sulla vecchietta che sembra uscita da un film horror), ma nulla su quello che mi è piaciuto: Malfoy senior e Malfoy junior.
Draco Malfoy è l'unico personaggio la cui evoluzione in qualche modo si collega con quella della saga principale e mi è piaciuto tantissimo come è stata curata.
Scorpius per certi versi è Ron 2.0 misto all' anti Malfoy, ma riesce ad essere in qualche modo originale perché le insicurezze di Ron nei confronti di Harry erano totalmente diverse.
Tutto ciò, caro Jack Thorne, non porta acqua al tuo mulino, perché prova soltanto che sei capacissimo di scrivere una dannata storia e di curare i tuoi personaggi, quindi mi chiedo... cosa c'è che non va? Cosa è andato storto?
Ah, anche i costumi indossati in scena da Jamie Parker sono degni di nota.

Un piccolo tarlo durante e alla fine della lettura: molti personaggi sono stati solo nominati o del tutto dimenticati, nonostante alcuni di loro siano presenti ad Hogwarts durante lo svolgimento dei fatti. Non so se esserne infastidita o sollevata visto lo scempio fatto da questo libro.


Con questo vi lascio con ciò che avevo trovato in un post di tumblr quando ancora non era stata rilasciata nemmeno la trama, in cui ancora sognavamo l'ottava avventura.
Non ho trovato il post, altrimenti vi avrei postato lo screenshot, ma questo tipo di post è fin troppo comune su tumblr, per cui se vi siete imbattuti nello stesso post avvisatemi, a meno che non si tratti di un mio trip/sogno assurdo dovuto al delirio che mi aveva dato la robaccia che avevo letto.

Immaginate il Bambino Che è Sopravvissuto, ora a capo del dipartimento Auror, venga coinvolto in un'indagine che lo porta inaspettatamente in una casa di Babbani con un bambino magico. Il comportamento dei genitori e lo sguardo che gli rivolge il piccolo mago è fin troppo familiare ed Harry non può non rimanerne turbato.
Una volta tornato a casa, Harry guarda suo figlio Albus e ancora una volta quel bambino in un sottoscala non vuol lasciare i suoi pensieri; si rende conto così che quel bambino in grado di fare magie non è l'unico, non è il solo che si trova in quella situazione di terrore.
Allora Harry chiama i suoi due amici di sempre, Ron ed Hermione, e di fronte ad una tazza di té spiega loro che non è ancora finita. "Il mondo ha ancora bisogno di noi, ancora una volta"
E cavolo, se l'hanno cambiato.

E QUESTA, MIO CARO DREAM TEAM ROWLING, TIFFANY E THORNE, QUESTA è IL TIPO DI CARATTERIZZAZIONE, DI SVILUPPO DEL PERSONAGGIO CHE AVREI VOLUTO VEDERE, MISERIACCIA.



RECENSIONE | Under the whispering door

Si, sono sparita, di nuovo. Dovevo studiare/lavorare/fare cose e il blog è stato messo da parte per organizzare tutto il resto. Sono sopravv...