martedì 8 marzo 2022

CINEMA | Kate

 


Giuro di non essere andato a cercarlo. Non ho nemmeno organizzato una serata film, piuttosto ho aperto Netflix e ho deciso di procrastinare. L'ultima cosa che pensavo di fare era trovarmi di fronte ad un gioiellino. 

Amate gli action? I redemption arc? I film sulla vendetta? O semplicemente gioite quando il regista ricopre di soldi la fotografia? Mettete su i pop corn.

Kate, assassina cazzutissima, è sulle tracce di un'organizzazione criminale giapponese. Durante una missione per uccidere uno dei maggiori esponenti, si trova di fronte ad una scelta: uccidere l'obiettivo di fronte a sua figlia e traumatizzarla per il resto dei suoi giorni o mancare il bersaglio. La decisione la tormenterà per quasi il resto dei suoi giorni.

Non si tratta di un'espressione scelta a caso: la trama si mette in moto quando qualcuno la avvelena e lei deve capire chi sia stato, perché ahimé, non le rimane nient'altro.
Inizia così l'ultima peggior serata della sua vita.
Non si riesce a scoprire chi sia il mandante, non riesce a trovare la strana Fanta al limone da cui è ossessionata e la ragazzina traumatizzata, Ani, si trasforma nell'ostaggio cruciale per arrivare al suo assassino. Come se la vita e Kate non le avesse già regalato troppi traumi.

La storia scorre molto facilmente, condita da qualche piccolo colpo di scena, combattimenti e arti marziali.  Ho apprezzato soprattutto questi ultimi, nonostante io tenda ad annoiarmi in questo tipo di scene. 
Non c'erano 15 minuti di lotte e scene d'azione che "prendevano tempo", quanto piuttosto un buon equilibrio tra combattimenti, indagini e trama.


Nota positiva per Ani, la figlia del boss. Da ostaggio recalcitrante si trasforma in pettegola dell'organizzazione, sa chi ha una tresca con chi e via dicendo.
In genere il personaggio del "bambino" tende ad essere insipido, quasi una macchiolina stereotipata che è lì per racimolare i punti empatia. Ani sa il fatto suo, è cosciente di vivere una realtà in cui la sua famiglia è un'organizzazione criminale e allo stesso tempo cerca di non perdere la sua spensieratezza. 
In fondo è una quindicenne che sta cercando di essere il più normale possibile, almeno finché non arriverà il momento di parlare di tutti i suoi traumi nello studio di uno psicologo.

Non ci sono buoni e cattivi, tutti in questo film non ne escono bene: Kate che è un sicario da tutta la vita, il suo superiore e la sua agenzia che sono con lei da tanto tempo... e non parliamo della Yakuza che non ha bisogno di spiegazioni.
Nel caso di Kate la vendetta è una sorta di addio, un punto fine che vuole mettere alla sua vita. Non sta cercando la redenzione, almeno non del tutto, vuole semplicemente mettere la parola fine dopo che qualcun altro ha deciso già per lei.
Soprattutto, è una conciliazione, un fare pace con tutto quello che le è successo fino a quel momento.

Questo film mi è piaciuto moltissimo, ma mi rendo conto che altrove non ha suscitato lo stesso entusiasmo.
Quali sarebbero i suoi problemi? Non è Salt, rientra nel genere "femme fatale/donna cazzuta che fa cose" al posto dell'eroe uomo di turno, non usa metà dello screntime per mostrare combattimenti cazzutissimi (che ho già detto trovo noiosi), soprattuto per gli appassionati del genere che non si sentono minacciati da una protagonista, infine rischia di essere una copia trita e ritrita di altre decine di film.
Da semplice profana, l'ho trovato molto carino. Non è IL FILM, ma allo stesso tempo cerca di raccontare una storia e di non prendersi troppo sul serio. 

E poi la fotografia è fantastica, tanto che nei primi 15 minuti alcune scene mi ricordavano molto Sense8. Come non resistere?



COMMENTO SPOILER:

Non pensavo avrei mai provato tanti sentimenti sulla ricerca di una limonata giapponese. Soprattutto non pensavo avrei pianto nel momento in cui finalmente la trova una volta abbandonata la ricerca. è un attimo, è l'acua in mezzo al deserto. Accidenti.





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