mercoledì 14 aprile 2021

RECENSIONE | La sposa normanna

Ho un debole per la storia del regno di Sicilia, soprattutto tutto ciò che riguarda il periodo normanno e Federico II, potete quindi immaginare la mia gioia quando ho trovato questo libro ed ho chiesto ad una mia amica di prestarmelo.
Che cocente delusione mi aspettava.

La storia è la stessa dei manuali di storia: Costanza d’Altavilla è l’ultima dei Normanni, promessa sposa al figlio di Federico Barbarossa. Quello che i libri non dicono la maggior parte delle volte è il numero infinito di rivolte e ribellioni avvenute prima che l’erede dell'imperatore e consorte si insediassero effettivamente sul trono, rivolte così cruente da sembrare uscite da un episodio crossover di Game of Thrones e Marco Polo,eventi che si perdono tra le mille atrocità del passato.

Eventi storici a parte, come rendere interessante questo personaggio agli occhi del lettore? In fin dei conti è circondata da personaggi che possono rubare la scena, come il Barbarossa, la cui aura leggendaria, nel bene e nel male, è arrivata fino a noi. Ecco, ci sono mille modi per farlo, ma quello giusto non era tra le opzioni.

In fondo, Costanza d’Altavilla è una che nel momento di caos che segue la morte del marito riesce a calmare le acque e ad attuare una politica per sanare le  rivolte in atto. Una che mette il figlio sotto la protezione del papa, non per buona fede, ma come mossa politica volta a proteggere il figlio.
Quale modo migliore per rendere questo personaggio sulla carta se non farla diventare una Mary Sue???




Sul serio, uno dei motivi per cui vorrei una serie tv sugli Altavilla è per il fattore intrighi, trame politiche e bagni di sangue che Game of Thrones ai tempi d'oro scansate proprio, ma tutto ciò è stato cestinato perché Costanza fosse presentata come altissima, purissima e levissima.



Per non parlare degli altri personaggi, che sono dei perfettini se sono dalla parte di Costanza, dei mostri se le sono contro. Gli antagonisti? Macchiette, stereotipi che a stento non emettono risate malvagie, agitano un mantello nero e mettono su un monologo. Sul serio, le loro parti erano imbarazzanti da leggere quasi più di quelle di Costanza.
Enrico? Uno stupratore senza cuore a cui non importa nulla né della moglie né del regno che acquisisce, tantomeno del figlio che lei aspetta. Non la uccide solamente perché all'ultimo si rende conto di averla sempre amata. Ma che cavolo. Marcovaldo? Un omino grigio e giallo, un'insignificante villain che digrigna i denti, una pernacchia sarebbe stata quasi uno sprazzo di personalità.

Il senso logico di questo libro non esiste: Costanza ha diritto al trono perché è una cavolo di Mary Sue e perché gente molto più preparata (Tancredi) è andata all'altro mondo. 
Gli intrighi politici sono ridotti al minimo, quando si arriva a un qualche punto vagamente interessante c'è una sorta di pausa generare, per poi riprendere la narrazione dopo che tutto è già finito. Non spendo nemmeno una parola a descrivere Federico II bambino, solo a ripensarci ho i brividi. 
Se non ci fossero stati i manuali di storia a a dettare la fine (che è pure triste a pensarci) l'autrice avrebbe terminato il libro con Costanza portata in processione per le vie di Palermo, con tanto di fiori.
Accontentatevi dunque della sua apparizione come se fosse una santa.
In compenso, un ottimo libro se vi piacciono le Mary Sue e il cliché "Fuck The Logic"

(Chiedo scusa ai miei amici che l'hanno adorato. Vogliamoci bene lo stesso)







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